A cosa serve il relè differenziale e come funziona

Il relè è un dispositivo di protezione che interviene, tramite un elettromagnete, nel momento in cui si verifica un guasto in un sistema elettrico, ad esempio quando si verifica un cortocircuito, sforzi elettrodinamici, abbassamenti di tensione, ecc…

Di conseguenza ha lo scopo di salvaguardare la sicurezza delle persone sia dal manifestarsi di pericolose tensioni di contatto sulle masse metalliche accessibili degli utilizzatori e degli impianti elettrici (contatti indiretti), sia dai contatti diretti con parti attive del circuito in seguito a carenza di altre misure di sicurezza o disattenzione da parte dell’utente.

In condizioni normali di funzionamento la corrente differenziale [Id] è pari a zero, mentre nei suddetti casi di anomalia del sistema elettrico la somma vettoriale delle correnti di alimentazione di un circuito, che percorrono i conduttori attivi (compreso il neutro se esiste), assume valori maggiori di zero e prende il nome di corrente di guasto verso terra o corrente differenziale.

L’interruttore automatico differenziale è un dispositivo sensibile alla somma di tali correnti in grado di intervenire quando si presenta una corrente di dispersione verso terra, al di fuori dei valori ammissibili.

Pertanto, il dispositivo previsto per la protezione delle persone dai rischi dell’elettricità nell’ambito dei sistemi TT è l’interruttore differenziale.

L’interruttore differenziale costruttivamente (per circuiti fase-neutro e fase-fase) è costituito da un trasformatore toroidale a tre avvolgimenti nel quale, in condizioni di funzionamento normale, il flusso risultante dovuto alle correnti che percorrono il circuito è uguale a zero.

Al manifestarsi di un guasto d’isolamento, ad esempio fase-terra, il flusso risultante non è più nullo ed induce, nel terzo avvolgimento secondario, una forza elettromotrice in grado di provocare, tramite l’intervento del relè differenziale, l’apertura dell’interruttore (qualora la corrente differenziale superi la corrente differenziale nominale di intervento Idn).

Oltre alla corrente differenziale nominale di intervento si definisce anche la corrente differenziale nominale di non intervento Idn/2, che è il valore massimo della corrente differenziale per il quale certamente l’interruttore differenziale non interviene.

Nell’intervallo Idn/2-Idn l’interruttore differenziale non ha un comportamento definito.

Tale intervallo consente di stabilire i tempi massimi di interruzione degli interruttori differenziali di tipo generali:

 

  Id

            T
             Idn                     0.3 s

2Idn                     0.15 s

5Idn                     0.04 s

 

 

 

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